Tre acquisizioni in un mese, il sostegno del fondo J.C. Flowers e una visione imprenditoriale condivisa: così Marco Amato, responsabile M&A, racconta il piano di crescita che ha trasformato Consulbrokers in uno dei player più dinamici del mercato

In un settore sempre più dominato da logiche di concentrazione, Consulbrokers ha scelto un’altra strada. Non una semplice corsa all’acquisizione, ma un progetto imprenditoriale condiviso, capace di coniugare la forza del gruppo con l’autonomia dei professionisti. A raccontare questa trasformazione è Marco Amato, responsabile delle operazioni di M&A della società: «Il nostro obiettivo non è comprare cento broker, ma creare un gruppo coeso di imprenditori. Preferiamo dieci o venti operazioni strategiche, cucite su misura, che portino valore reale al progetto comune».
Questa filosofia è diventata evidente nel primo semestre del 2025, quando Consulbrokers ha annunciato ben tre acquisizioni in poche settimane. Una rapidità che ha attirato l’attenzione del mercato e segnato un cambio di passo importante per la società: «È il segnale che il nostro piano di sviluppo sta prendendo forma», spiega Amato. «Stiamo finalmente mettendo i primi pilastri di un progetto ambizioso, partito circa un anno fa con l’ingresso del fondo J.C. Flowers».
È proprio da lì che parte la nuova fase di Consulbrokers. «Il nostro progetto con J.C. Flowers nasce con l’idea di dare ‘benzina’ al piano industriale che avevamo in mente da tempo», racconta Amato. «Un piano che, in piccolo, già esisteva: negli ultimi dieci anni abbiamo realizzato quattro acquisizioni autofinanziate. Ma volevamo fare di più, e farlo su scala nazionale».
La logica è chiara: rafforzare l’offerta senza snaturare l’identità imprenditoriale dei singoli operatori. «Non ci piace parlare di “acquisizioni”», sottolinea Amato, «preferiamo il termine ‘partnership strategiche’. Chi entra nel gruppo rimane imprenditore, non diventa manager di Consulbrokers. Questo è un elemento essenziale del nostro modello».
Un modello che si differenzia nettamente da quello di altri gruppi che stanno aggregando il mercato, spesso centrati su acquisizioni totali e uniformazione al brand. «Noi non marchiamo a fuoco le aziende che entrano nel gruppo», afferma Amato. «Siamo flessibili: c’è chi vuole mantenere il proprio brand, chi preferisce integrarsi subito con Consulbrokers. L’importante è condividere la filosofia di fondo: costruire insieme un gruppo imprenditoriale solido, dove ciascuno porta le proprie competenze e le mette a disposizione degli altri».
Proprio questa logica, di tipo consortile e sinergica rappresenta uno dei punti di forza di Consulbrokers. «Se un broker del Triveneto specializzato in enti pubblici vuole aprirsi al mondo delle aziende agricole, può contare sulla nostra struttura centrale», spiega Amato. «Allo stesso modo, chi in Piemonte lavora nel retail ma ha contatti con i piccoli comuni può collaborare con chi nel gruppo ha expertise sugli enti sotto soglia. È esattamente questo il valore del nostro modello: non solo crescere per linee esterne, ma generare sviluppo organico e sinergie concrete».
Per fare tutto questo, Consulbrokers ha costruito anche una macchina organizzativa robusta: «Oggi abbiamo un team M&A strutturato, con figure legali, finanziarie, commerciali e operative», spiega Amato. «Ci siamo dati il tempo di creare un vestito su misura per ogni operazione, perché non vogliamo forzare nessun partner dentro un modello prefabbricato».
Questa attenzione al dettaglio non è solo tattica, ma strategica. «Ogni trattativa va avanti solo se entrambe le parti sono soddisfatte», ribadisce Amato. «Il nostro scopo non è accumulare portafogli, ma farli crescere insieme. Un broker che entra nel gruppo deve sentirsi valorizzato, non fagocitato».
Un altro elemento fondamentale è l’attenzione alle persone. «Consulbrokers è un’azienda di famiglia, fondata Antonio Perretti, Egidio Comodo, Maurizio Fiore e mio padre Alfredo 38 anni fa», ricorda Amato. «Sappiamo cosa vuol dire vendere una quota di un’impresa che rappresenta la propria storia. Per questo lasciamo sempre una partecipazione al fondatore, oppure offriamo la possibilità di reinvestire nella holding. Vogliamo che chi entra rimanga protagonista».
In un mercato che si muove rapidamente e in cui la pressione normativa, tecnologica e competitiva rende la vita difficile ai piccoli operatori, il modello Consulbrokers offre una via d’uscita credibile. «Il fenomeno dell’aggregazione è solo all’inizio», osserva Amato. «Ci sono ancora tantissimi broker tra i 500 mila e i 3 milioni di fatturato che possono crescere, ma hanno bisogno di strutture più solide. Noi offriamo loro un’alternativa: restare imprenditori, ma in un gruppo coeso».
Lo spirito imprenditoriale condiviso può essere quindi la chiave per affrontare le sfide future del settore. «Sì, l’intelligenza artificiale, le piattaforme digitali, la compliance sono temi cruciali», precisa Amato. «Ma nel mondo assicurativo italiano la consulenza personale resta centrale. E noi crediamo che un network di imprenditori competenti e motivati sia la miglior risposta possibile a questa complessità».
Infine, va anche ricordato il valore attribuito da Consulbrokers alla formazione come motore di crescita, innovazione e attrattività nel mondo del brokeraggio assicurativo. In un settore che fatica a richiamare nuovi talenti, il gruppo si distingue per la sua visione orientata alla trasmissione del sapere e allo sviluppo delle competenze, puntando a costruire una nuova generazione di imprenditori assicurativi. “In quest’ottica – conclude Amato – assume grande valore la recente acquisizione di Intermedia I.B., che ci ha permesso di integrare Academy, un programma formativo strutturato, modulare e altamente specializzato. Grazie a questa operazione, la formazione diventa un asset distintivo e sempre più determinante nella proposta di valore del gruppo, capace di accompagnare la crescita delle persone e delle imprese in modo concreto, continuo e coerente con le sfide del mercato”.