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Formazione e gestione del rischio, la chiave della resilienza: cosa dice l’Osservatorio Cineas-Ipsos 2025

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Giovedì, 15 Gennaio, 2026 - 08:13
Autore: Gillespie

In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche, accelerazione tecnologica e rischi climatici sempre più evidenti, le imprese italiane sembrano aver individuato una bussola chiara per orientarsi nell’incertezza: la formazione. È questo il messaggio che emerge dalla XII edizione dell’Osservatorio sulla diffusione del Risk Management nelle medie imprese italiane, realizzato da Cineas, consorzio universitario fondato dal Politecnico di Milano e specializzato nella diffusione della cultura del rischio, in collaborazione con Ipsos.

I dati parlano con una chiarezza che difficilmente lascia spazio a interpretazioni. Il 72% delle aziende italiane ha programmato attività di formazione interna come strumento di mitigazione dei rischi. Non si tratta soltanto di aggiornare competenze tecniche, ma di rafforzare la capacità dell’organizzazione di adattarsi a scenari in rapido mutamento, riducendo errori operativi e aumentando la consapevolezza diffusa. In due casi su tre, infatti, i percorsi formativi coinvolgono l’intera popolazione aziendale, dai vertici alle prime linee, contribuendo a costruire una vera e propria cultura del rischio.

L’analisi mette però in luce anche differenze significative legate alla dimensione d’impresa. Se il 77% delle grandi aziende e il 73% delle medie investe stabilmente in formazione interna, la percentuale scende al 62% tra le piccole imprese. Una distanza che riflette, con ogni probabilità, una minore disponibilità di risorse e una difficoltà più marcata nel pianificare investimenti di medio-lungo periodo, proprio in una fase in cui la complessità del contesto richiederebbe scelte strutturali.

Nonostante le pressioni economiche, oltre un terzo delle imprese intervistate prevede di rafforzare ulteriormente i programmi formativi nel prossimo anno, con l’obiettivo di affrontare le nuove sfide competitive e non perdere opportunità di business. Colpisce anche il dato sul finanziamento: il 69% delle aziende sostiene la formazione con risorse proprie, segnale di un impegno concreto verso la valorizzazione del capitale umano, ma anche indice di una difficoltà persistente nell’accesso ai fondi dedicati o, in alcuni casi, di una conoscenza ancora limitata degli strumenti disponibili.

A sottolineare il valore strategico di questo approccio è Massimo Michaud, presidente di Cineas, che nel commentare i risultati dell’Osservatorio osserva come “in un mondo che non smette di mutare la gestione del rischio non può più essere vista come una funzione isolata, ma deve diventare parte integrante della strategia aziendale”. Secondo Michaud, “la formazione rappresenta il ponte necessario per trasformare le minacce in opportunità di innovazione, resilienza e crescita”. Non è una dichiarazione di principio, ma una constatazione supportata dai numeri: tra le aziende che hanno subito danni da eventi estremi e hanno poi introdotto misure preventive, inclusa la formazione dei dipendenti per la gestione delle emergenze, l’83% valuta positivamente l’efficacia degli interventi. “Il nostro impegno – conclude il presidente di Cineas – è continuare a promuovere la diffusione della cultura del rischio e fornire strumenti formativi affinché le organizzazioni possano navigare nell’incertezza con consapevolezza, trasformando la gestione delle emergenze in una leva strategica per lo sviluppo del sistema Paese”.

In questa cornice si inserisce l’offerta formativa di Cineas, che per il 2026 prevede sette master professionalizzanti e venticinque corsi specialistici articolati su sei aree tematiche della gestione del rischio. I percorsi coprono ambiti che vanno dalla sanità all’industria, dall’agricoltura all’ambiente, fino ai profili più trasversali legati alla governance e alla responsabilità degli organi decisionali. Accanto a programmi storici come il Master in Hospital Risk Management, giunto alla ventiduesima edizione e sempre più focalizzato su cyber sicurezza e nuovi rischi di responsabilità, trovano spazio percorsi dedicati al risk engineering, al claims management nei rami danni non auto e alla gestione dei sinistri complessi.

Non mancano corsi pensati per accompagnare l’ingresso dei giovani professionisti nel settore assicurativo, come i programmi introduttivi al claims management, né iniziative specialistiche su temi emergenti quali la gestione dei rischi ambientali nel settore dei rifiuti, l’agririsk management in un contesto di cambiamenti climatici e volatilità dei mercati agricoli, o le cauzioni alla luce del nuovo Codice degli Appalti. Particolare attenzione è riservata anche alla trasformazione digitale della sanità e ai rischi connessi all’uso dell’intelligenza artificiale e alla gestione dei dati, così come alla preparazione di amministratori consapevoli delle responsabilità giuridiche e reputazionali che derivano dal sedere in un Consiglio di Amministrazione.

Nel complesso, il quadro restituito dall’Osservatorio Cineas-Ipsos 2025 racconta un sistema imprenditoriale che, pur tra molte difficoltà, riconosce nella formazione una leva strategica per rafforzare la resilienza. In un’epoca in cui l’incertezza è diventata la normalità, investire sulle competenze non appare più come un costo accessorio, ma come una scelta necessaria per restare competitivi e affrontare il futuro con maggiore solidità.

Tag: 
Cineas
Formazione

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