
L’ecosistema italiano degli incubatori e acceleratori continua a svolgere un ruolo centrale nello sviluppo economico e nella creazione di lavoro qualificato. Lo evidenzia l’ultimo report di Social Innovation Monitor (SIM). Dal rapporto emerge che in Italia operano 203 strutture, con circa 2.300 dipendenti, concentrate prevalentemente nel Nord-Ovest, in particolare in Lombardia, e distribuite anche in Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Toscana.
Nonostante una contrazione superiore al 10% rispetto all’anno precedente, attribuita a fusioni, pivoting verso modelli come i Venture Studio e alla conclusione di progetti temporanei, il settore mostra segnali di specializzazione e rafforzamento. “Tra le cause principali spiccano le fusioni societarie, il pivoting verso modelli come i Venture Studio e la conclusione di progetti temporanei o non più sostenibili in un mercato sempre più competitivo”, spiega il prof. Paolo Landoni, direttore della ricerca, sottolineando come la contrazione non corrisponda a una crisi, ma a una ridefinizione più efficiente dei modelli operativi.
Gli incubatori italiani hanno supportato più di 5.000 startup, con un fatturato complessivo superiore ai 600 milioni di euro e una raccolta media di 1,7 milioni di euro per ciascuna startup. L’analisi su un campione di oltre 450 realtà segnala una riduzione del numero medio di dipendenti da 7 a 4, suggerendo una tendenza verso strutture più snelle e automatizzate, pur mantenendo un totale complessivo di oltre 20.300 addetti. Tra i servizi più richiesti figurano l’accompagnamento manageriale, il supporto allo sviluppo di relazioni e la ricerca di finanziamenti, insieme a spazi fisici e formazione.
Oltre il 93% degli incubatori delega attività operative a fornitori esterni, privilegiando in oltre il 63% dei casi partner con impatto sociale o ambientale, a conferma dell’attenzione crescente alla sostenibilità. Quasi il 50% delle strutture supporta startup con significativo impatto sociale o ambientale, soprattutto nei settori salute, benessere, ambiente e agricoltura, mentre poco meno della metà monitora il proprio impatto tramite metodologie rigorose come il BIA o framework basati sugli SDG.
Il report sottolinea anche un significativo avanzamento nella parità di genere: oggi il personale femminile negli incubatori italiani raggiunge la metà, un traguardo importante rispetto agli anni precedenti. “In Italia, gli incubatori e acceleratori continuano a essere attori fondamentali per il rafforzamento e la crescita della filiera innovativa del nostro Paese”, dichiara Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, aggiungendo che la specializzazione del settore deve essere accompagnata da politiche di supporto, certificazioni e incentivi fiscali, come il credito d’imposta dell’8% per investimenti in startup, per aumentare la competitività e creare posti di lavoro altamente qualificati.