
La longevità, in Italia, si conferma un tema carico di implicazioni economiche ed emotive. Secondo la prima wave 2026 dell’Osservatorio Look to the Future di Athora Italia, compagnia vita del gruppo Athora realizzata con Nomisma, emergono differenze marcate per età, genere e area geografica nel rapporto degli italiani con previdenza pubblica e complementare.
Tra chi ha già aderito a forme di previdenza integrativa, come fondi pensione e PIP, la soddisfazione complessiva resta elevata, pari al 91%. Tuttavia, il dato si intreccia con una componente di rimpianto non marginale: il 26% ritiene di aver attivato questi strumenti troppo tardi, percentuale che sale al 30% tra gli over 55, con una maggiore incidenza nel Centro Italia.
La percezione della longevità non è uniforme. Se il 27% degli italiani dichiara emozioni positive come ottimismo e fiducia, tra i giovani under 35 emerge un quadro più fragile, con livelli più elevati di ansia (15%) e preoccupazione (22%). La dimensione economica accentua questa distanza generazionale: il 33% dei più giovani segnala timori legati alle risorse finanziarie, mentre tra gli over 55 l’incidenza scende al 19%, segnalando una diversa percezione della stabilità nelle fasi della vita.
Il nodo della non autosufficienza rappresenta uno dei principali fattori di preoccupazione, indicato dal 73% degli italiani. L’attenzione è particolarmente elevata tra le donne (81%) e tra gli over 55 (76%), con timori legati sia al peso dell’assistenza familiare (72%) sia ai costi connessi (68%). Le strategie di risposta variano: al Nord prevale l’accumulo di risorse economiche (50%), mentre tra gli over 55 si rafforza anche l’attenzione alla salute fisica (75%).
Resta però diffusa una quota di inattività, soprattutto tra i più giovani, con il 23% che tende a rinviare le decisioni sul lungo periodo. Tra le principali barriere all’accumulazione di risparmio, il 53% degli italiani indica limiti finanziari, percentuale che cresce tra donne (64%) e fascia 35-54 anni.
Sul fronte previdenziale, la sfiducia nel sistema pubblico riguarda il 66% degli intervistati. L’adesione alla previdenza complementare rimane tuttavia disomogenea: più alta tra uomini e over 55 (31%) e nel Nord Italia (34%), più contenuta tra i giovani (18%), pur a fronte di un interesse potenziale significativo, pari al 49% degli under 35.
Le aspettative economiche mostrano ulteriori differenze: nel Sud e tra i 35-54 anni cresce la quota di chi si attende una rendita integrativa superiore ai 700 euro mensili, mentre la capacità di contribuzione effettiva resta spesso inferiore ai 100 euro, soprattutto tra donne (42%) e over 55 (43%).
Il quadro delineato dall’Osservatorio evidenzia una tensione strutturale tra consapevolezza del bisogno previdenziale e tempi di attivazione. La soddisfazione di chi ha aderito si affianca al rimpianto per scelte tardive, mentre tra i più giovani emerge un potenziale ancora non tradotto in decisioni concrete. Una dinamica che conferma la previdenza complementare come leva sempre più centrale nella gestione della longevità, ma ancora segnata da ritardi culturali e comportamentali diffusi.