
I Lloyd’s non considerano il conflitto in Medio Oriente un evento in grado di erodere il capitale del mercato. L’esposizione attuale e i danni osservati indicano un impatto gestibile, come spiegato da Rachel Turk, Chief of Market Performance dei Lloyd’s, agli operatori.
Turk ha spiegato che il mercato sta valutando le implicazioni assicurative sotto tre scenari – de-escalation, prolungamento ed escalation – mentre la domanda continua a essere soddisfatta tramite il normale underwriting open market, con facility e consorzi pronti a fornire capacità aggiuntiva per l’aumento previsto del traffico navale nello Stretto di Hormuz.
I rischi geopolitici e macroeconomici restano centrali per il mercato londinese, con la crisi mediorientale che potrebbe generare effetti a catena sull’economia globale.
Se il quadro geopolitico appare sotto controllo, il vero fronte di vulnerabilità per i Lloyd’s è il ciclo di mercato. Turk ha spiegato che il primo trimestre è stato in linea con il piano, ma i rinnovi “sono stati un po’ brutali” e i tassi stanno scendendo più rapidamente del previsto. Il problema non è il livello dei prezzi, bensì la velocità del loro declino, che si combina con pressioni sul volume provenienti dall’esterno del mercato e mette alla prova la disciplina assuntiva. “Dobbiamo evitare che la storia si ripeta”, ha affermato Turk, richiamando le dinamiche di un decennio fa, quando la disciplina cedette nonostante gli sforzi di alcuni underwriter.
Tre linee di business risultano particolarmente sotto stress. Il property resta profittevole solo grazie alla bassa sinistrosità catastrofale. L’inflazione continua a pesare sui costi di ricostruzione e sui materiali legati al petrolio. Cyber e marine sono monitorati con attenzione, per via delle tensioni in Medio Oriente, delle maxi-sentenze di responsabilità civile negli Stati Uniti e dell’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sui rischi emergenti.