potere di acquisto
Tra il 2020 e il 2025 più della metà dei lavoratori italiani, il 51%, non è riuscita a recuperare l’inflazione cumulata del periodo, pari al 18%, registrando una perdita reale di potere d’acquisto. È il quadro delineato dal rapporto Acli-Iref “Un’Italia stabilmente fragile”, basato su circa quattro milioni di dichiarazioni fiscali 730 e su un’analisi estesa a sei anni, dal periodo pre-pandemico fino al 2025.
Secondo l’Osservatorio Findomestic di aprile le intenzioni d’acquisto degli sono aumentate del 6,7% anche nell’ultimo mese, il quarto consecutivo, nonostante il contesto continui a preoccupare.
Secondo l’indagine Global 50 Remuneration Planning effettuata Willis Towers Watson, le retribuzioni dei lavoratori italiani sono in linea con la media europea, ma il costo della vita va a intaccarne il potere di acquisto.
Secondo un’indagine realizzata da Nomisma, nel 2013 il potere di acquisto pro capite delle famiglie italiane è diminuito dell’1,3% rispetto all’anno precedente, portando il reddito familiare ai livelli di fine anni Ottanta.