
La battaglia contro il cambiamento climatico passa dalle città, dove si concentrano le emissioni globali ma anche le leve più efficaci per ridurle. La Geografia Resolglass 2026, basata sulla ricerca internazionale della Sun Yat-sen University, mostra che le prime 26 città producono il 58% delle emissioni mondiali, con l’Europa in cui gli edifici incidono per il 36% della CO₂ complessiva.
Il primato spetta alla cinese Handan (200 Mt CO₂), seguita da Shanghai (188 Mt) e Suzhou (152 Mt), mentre in Europa Mosca guida la classifica, seguita da Istanbul, San Pietroburgo e Torino, città italiana con il maggior impatto emissivo (19 Mt). Seguono Bologna (6,9 Mt) e Piacenza (1,2 Mt), a conferma che anche città di dimensioni medie contribuiscono in maniera significativa al totale nazionale. Secondo gli analisti di Resolglass, «il 30% degli immobili italiani è ancora in classe G», e basterebbe raddoppiare il tasso di riqualificazione per ridurre del 14% le emissioni europee, pari a 68,5 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.
Le previsioni di lungo periodo evidenziano un percorso di miglioramento graduale ma concreto: oggi il 12% degli edifici italiani è in classe A e il 30% in classe G; nel 2030 le percentuali diventeranno rispettivamente 16% e 25%, mentre entro il 2050 si prevede un aumento al 40% degli edifici ad alta efficienza e una drastica riduzione di quelli energivori al 5%. «La transizione climatica non è solo energetica, ma progettuale e strutturale. Riqualificare significa intervenire su materiali e sistemi costruttivi capaci di migliorare efficienza, durabilità e valore economico degli edifici», sottolinea Enrico Scozzari, CEO del Gruppo Resolfin. L’adozione di facciate performanti, sistemi vetrati evoluti e soluzioni integrate per ridurre le dispersioni termiche emerge quindi come leva strategica, in particolare nelle aree urbane ad alta densità, dove ogni metro quadrato ottimizzato può tradursi in tonnellate di CO₂ risparmiate.
Accelerare il rinnovamento edilizio diventa così non solo un obiettivo tecnico, ma una priorità politica ed economica, capace di generare effetti sistemici sul mercato immobiliare e sulla resilienza urbana. La geografia dell’inquinamento 2026 conferma che la sfida climatica passa dalle città e dai loro edifici: trasformare il patrimonio immobiliare non è più un’opzione, ma una necessità strategica per ridurre le emissioni e rendere le metropoli più sostenibili e resilienti, con benefici diretti su economia, salute e qualità della vita dei cittadini.