
La nuova legge di Bilancio ha chiuso uno dei capitoli più discussi degli ultimi mesi: il contributo straordinario richiesto a banche e assicurazioni. Dopo settimane di confronti, pressioni e tentativi di mediazione, il governo ha confermato un prelievo complessivo di circa 12 miliardi di euro, segnando la fine di un braccio di ferro che non ha portato all’accordo sperato dagli operatori del settore.
Fin dall’inizio dei lavori sulla manovra, l’esecutivo aveva lasciato intendere che un intervento fosse inevitabile. Gli istituti di credito avevano chiuso l’ultimo anno con utili pari a 45 miliardi di euro e, come ribadito più volte, “un contributo per i consumatori non poteva non arrivare”.
Il clima politico ha contribuito a irrigidire ulteriormente la discussione, mentre tra Palazzo Chigi, il Mef e le associazioni di categoria, si era aperto un dialogo costante, con l’obiettivo di trovare un punto di caduta. Ma la versione definitiva della manovra dimostra che la posizione dell’esecutivo è rimasta sostanzialmente immutata.
Accanto al contributo principale, la legge introduce anche una tassa sui dividendi che, nell’arco di tre anni, garantirà allo Stato 2,8 miliardi di euro: circa 700 milioni nel primo anno, 1 miliardo nel 2027 e 1,1 miliardi nel 2028. A questo si aggiunge la misura sull’affrancamento delle riserve, che riguarda esclusivamente il comparto bancario. Il testo prevede la possibilità di affrancare gli accantonamenti del 2023 — pari a 6,2 miliardi di euro — pagando un’imposta sostitutiva del 27,5% nel 2026 o del 33% nel 2027. Chi decidesse di rimandare al 2029 si troverebbe invece davanti a un prelievo del 40%.
La struttura della norma rende di fatto conveniente procedere subito, e il governo stima un gettito di 1,7 miliardi di euro già nel 2026.
Il risultato è un intervento che ridisegna i rapporti tra Stato e sistema finanziario, lasciando banche e assicurazioni con un onere significativo da assorbire. In un anno di utili record, l’esecutivo ha scelto di chiedere un contributo straordinario, senza arretrare di fronte alle resistenze dei settori coinvolti. Una scelta che segna una linea politica precisa e che continuerà a far discutere.