
Nel quadro della politica monetaria europea, la decisione della Banca Centrale Europea di mantenere invariati i tassi non ha impedito un nuovo irrigidimento delle condizioni sui mutui a tasso variabile. Un fenomeno che si manifesta già tra aprile e maggio 2026, con un aumento progressivo delle rate legato alla risalita dell’Euribor, indice di riferimento per gran parte dei finanziamenti italiani.
A Milano, l’analisi di Facile.it evidenzia come la rata di un mutuo variabile standard da 126.000 euro in 25 anni sia già cresciuta di circa 5 euro ad aprile, con ulteriori incrementi attesi nel mese successivo. Il movimento è direttamente collegato alla risalita dell’Euribor, che dopo una fase di stabilità intorno al 2% è salito fino a circa il 2,15%, con punte recenti di maggiore volatilità.
Secondo gli esperti della piattaforma, “l’incremento dell’Euribor si è trasmesso su alcuni mutui già nelle rate di aprile e potrebbe avere effetti anche su quelle di maggio”, sottolineando come il mercato anticipi spesso le mosse delle autorità monetarie. In questa dinamica, il tasso interbancario diventa un indicatore sensibile delle aspettative future della politica della BCE, più che un semplice riflesso delle condizioni correnti.
Le previsioni guardano ora alla riunione di giugno, quando l’Eurotower potrebbe intervenire nuovamente sugli indici di riferimento. I futures sugli Euribor indicano la possibilità di due ritocchi nel corso del 2026, scenario che si rifletterebbe inevitabilmente sulle rate dei mutui variabili. Le simulazioni parlano di un incremento graduale: da circa 621 euro a 642 euro entro il secondo semestre, fino a sfiorare i 670 euro verso fine anno, con un aumento complessivo vicino ai 47 euro mensili rispetto ai livelli attuali.
Più stabile, almeno per ora, il fronte dei tassi fissi. Le politiche commerciali delle banche, caratterizzate da spread estremamente contenuti e in alcuni casi prossimi allo zero, mantengono condizioni competitive. “Per il 2026 ci aspettiamo che la competizione degli istituti si concentri sul tasso fisso e che le condizioni per la clientela restino stabili”, osservano da Facile.it, pur richiamando l’attenzione sull’evoluzione dell’inflazione e sul possibile impatto sui mercati obbligazionari e sugli indici IRS.
Sul piano della domanda, il mercato dei mutui mostra segnali di tenuta. Nei primi tre mesi del 2026 l’importo medio richiesto cresce del 2,5% su base annua, attestandosi a 139.564 euro, mentre si riduce l’età media dei richiedenti. In calo anche il peso delle surroghe, scese dal 31% al 20%, segnale di un mercato meno orientato alla rinegoziazione e più alla nuova erogazione. Interessante, inoltre, la lieve ripresa della quota di mutui a tasso variabile o misto, che raggiunge l’8% delle richieste, pur restando minoritaria rispetto al fisso.
Nel confronto tra soluzioni, le simulazioni indicano un tasso variabile iniziale intorno al 2,35% con rata di circa 556 euro, contro un tasso fisso del 2,99% e una rata di 597 euro. Uno scarto contenuto, ma sufficiente a mantenere aperto il dibattito tra stabilità e convenienza, in un contesto in cui le aspettative sui tassi restano ancora fluide e strettamente legate alle prossime mosse della politica monetaria europea.