
L’Istat conferma che nel 2024 è proseguito il trend positivo dell’occupazione iniziato nel 2021: il tasso dei 15-64enni sale al 62,2%, la disoccupazione scende al 6,6% e l’inattività si attesta al 33,4%.
Già nel 2023 l’occupazione era cresciuta dal 60,1% al 61,5%, con un calo della disoccupazione e dell’inattività. L’aumento ha riguardato soprattutto le famiglie più povere e i giovani 25-34enni, con incrementi significativi anche tra i 55-64enni.
Restano forti differenze territoriali: il Mezzogiorno cresce ma resta indietro rispetto al Nord, mentre nel quinto più ricco del Centro si registra una flessione. La quota di dipendenti a tempo indeterminato è salita al 41,2%, mentre i contratti a termine sono diminuiti lievemente, salvo un aumento nel quinto più povero. Più di un quarto degli occupati si concentra in professioni a basso reddito e tra i nuovi occupati questa quota supera il 40%, segno che la ripresa, pur solida, si accompagna a un mercato polarizzato e ancora segnato da forti divari sociali e qualitativi.
Un ulteriore elemento che emerge dal rapporto è la diversa qualità delle opportunità lavorative: se da un lato cresce la stabilità contrattuale con l’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato, dall’altro la maggior parte dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro avviene in settori a basso reddito. Questo dato evidenzia come la sfida non sia soltanto incrementare l’occupazione, ma garantire condizioni di lavoro più eque e sostenibili, capaci di ridurre la precarietà e di rafforzare la mobilità sociale.