
L’assicurazione cambia pelle e, silenziosamente, cambia funzione: da prodotto autonomo a servizio che si attiva nel momento esatto in cui serve, all’interno delle piattaforme digitali che i clienti già utilizzano per acquistare, viaggiare, spostarsi o gestire servizi essenziali. È questa la traiettoria dell’Embedded Insurance potenziata dall’Intelligenza Artificiale, un modello che non si limita a ripensare la distribuzione ma interviene nel cuore stesso dei processi assicurativi, trasformando la polizza in un elemento integrato e contestuale dell’esperienza.
In questo scenario si inserisce l’analisi di Fabrick, player internazionale attivo nell’Open ed Embedded Finance, che nel white paper “Da Connessione a Orchestrazione: il futuro intelligente dell’Embedded Finance” mette a fuoco il passaggio evolutivo in atto: dalla semplice integrazione tecnologica all’orchestrazione dell’ecosistema. Dati, partner e processi non vengono più collegati in modo lineare, ma coordinati lungo l’intero customer journey, secondo una logica integrata e dinamica.
La portata del fenomeno è tutt’altro che marginale. Secondo le stime di mercato richiamate nello studio, entro il 2028 oltre il 30% delle transazioni assicurative potrebbe transitare attraverso canali embedded, mentre il mercato globale dell’Embedded Insurance potrebbe raggiungere un valore compreso tra 70 e 950 miliardi di dollari entro il 2030, sostenuto da tassi di crescita annui superiori al 35%. Il baricentro della distribuzione si sposta così dagli intermediari tradizionali verso ecosistemi digitali ad alta frequenza di interazione, dove la protezione diventa parte del flusso operativo.
Il punto di rottura non è solo distributivo. Nel modello embedded, la copertura nasce dal contesto. L’Intelligenza Artificiale consente di elaborare dati esterni e in tempo reale – informazioni di volo, condizioni meteo, modalità di utilizzo di un servizio – per attivare polizze parametriche e on-demand nel momento in cui emerge un bisogno concreto di copertura. Nel settore travel, ad esempio, sistemi basati su AI possono rilevare automaticamente un ritardo oltre una determinata soglia e proporre una protezione contestuale durante l’emissione del biglietto; il premio viene calcolato sul rischio effettivo e l’indennizzo scatta in modo automatico al verificarsi dell’evento, senza apertura di sinistro. Si riduce la burocrazia per l’utente e, al contempo, si abbatte il costo di acquisizione per l’assicuratore grazie a una distribuzione pienamente integrata nel flusso digitale.
Come evidenziato nel white paper di Fabrick, l’adozione compiuta dell’Embedded Insurance implica tuttavia un cambio di paradigma organizzativo e tecnologico. Non basta inserire un prodotto assicurativo in una piattaforma terza; occorre costruire infrastrutture condivise in cui Intelligenza Artificiale, automazione e compliance operino in modalità end-to-end, orchestrando decisioni e dati lungo l’intero ciclo di vita della polizza.
Il nodo critico resta quello dei sistemi legacy. PAS, CRM e motori di underwriting funzionano spesso in silos, ostacolando l’integrazione e rallentando l’innovazione. Non sorprende, quindi, che il 46,4% degli assicuratori indichi l’inflessibilità dei sistemi core come principale barriera, seguita dalle difficoltà di integrazione con nuove tecnologie (45,5%) e dagli elevati costi di manutenzione (44,5%). In un contesto che richiede reattività e scalabilità, la frammentazione tecnologica si traduce in un limite strutturale.
L’orchestrazione intelligente dei dati, al contrario, apre a modelli predittivi capaci di migliorare la valutazione del rischio su base real-time, automatizzare pricing e underwriting contestuale, ridurre errori manuali e tempi di riconciliazione tra premi, sinistri e payout, oltre ad abilitare logiche antifrode adattive fondate su segnali comportamentali ed elementi di ecosistema. Non è solo efficienza operativa: è una diversa qualità della decisione assicurativa.
Per le compagnie, l’Embedded Insurance rappresenta anche una leva di crescita e fidelizzazione. Integrare coperture nel customer journey significa rafforzare la relazione con l’ecosistema di riferimento e aumentare il Customer Lifetime Value, con incrementi documentati fino a 2–5 volte e una riduzione del costo di acquisizione cliente fino al 30%. La competizione, di conseguenza, si sposta dalla singola polizza alla capacità di governare un sistema complesso di dati, servizi e partner in modo coerente, scalabile e conforme al quadro regolatorio europeo.
In questa prospettiva, le piattaforme di Open Finance si configurano come veri abilitatori ecosistemici: non semplici connettori tecnologici, ma infrastrutture capaci di trasformare la complessità normativa e operativa in valore. La polizza non è più un’aggiunta al processo d’acquisto; diventa parte del contesto, attivata quando serve, alimentata dai dati e progettata per anticipare il bisogno.