
La salute mentale continua a mostrare segnali di fragilità in ampie fasce della popolazione, mentre l’accesso al supporto professionale rimane limitato soprattutto per ragioni economiche.
È il quadro che emerge dall’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, condotta su un campione rappresentativo di 1.300 italiani.
Solo il 51 per cento degli intervistati definisce il proprio stato psicologico “buono” o “ottimo”, una quota che scende al 42 per cento tra i giovani tra 18 e 34 anni. Nonostante il disagio crescente, appena il 21 per cento ha svolto almeno una seduta con uno psicologo o psicoterapeuta nell’ultimo anno. La distanza tra bisogno percepito e accesso ai servizi resta ampia e si spiega in larga parte con il peso dei costi: quasi un terzo del campione, il 31 per cento, indica la spesa come principale ostacolo, percentuale che sale al 48 per cento tra i più giovani. Oggi il 47 per cento di chi intraprende un percorso psicologico sostiene interamente il costo delle sedute, mentre solo il 14 per cento ha potuto contare su forme di sanità integrativa.
Il dato stride con il livello di soddisfazione di chi ha già avviato un percorso: il 61 per cento si dichiara molto o estremamente soddisfatto e il 65 per cento ritiene probabile proseguire nei prossimi dodici mesi. Una conferma indiretta del fatto che il beneficio percepito è elevato, ma non sufficiente a superare le barriere economiche.
In questo scenario, la telemedicina si afferma come possibile leva di accessibilità. Il 72 per cento degli italiani ha già sperimentato o sarebbe interessato a sedute psicologiche da remoto, segnalando una crescente apertura verso modalità di cura più flessibili e potenzialmente meno onerose. Resta però dominante un approccio individuale alla gestione del malessere: l’88 per cento afferma di affrontare le difficoltà da solo, attraverso momenti di pausa o il supporto della propria rete sociale.
Il quadro emotivo rilevato dall’indagine conferma una tendenza al peggioramento. Il 24 per cento degli intervistati dichiara di stare peggio rispetto all’anno precedente. Preoccupazione e ansia sono le emozioni più ricorrenti, rispettivamente per il 38 e il 31 per cento del campione, superando nettamente sentimenti positivi come speranza, fiducia e ottimismo. Lo stress viene indicato dal 50 per cento come il fattore che più incide sulla salute, più di comportamenti a rischio come abuso di alcol, fumo o cattive abitudini alimentari.
Il tema della salute mentale si conferma quindi centrale e urgente, con un divario evidente tra il bisogno di supporto e la possibilità concreta di accedervi. Un divario che, senza interventi mirati, rischia di ampliarsi ulteriormente in un contesto sociale già segnato da incertezza e pressioni crescenti.