
Il 2025 si chiude con un bilancio che il settore assicurativo conosce fin troppo bene: perdite elevate, eventi estremi sempre più frequenti e un clima che continua a spingere verso nuovi record. A livello globale i disastri naturali hanno generato danni per 224 miliardi di dollari, di cui 108 miliardi coperti dalle assicurazioni. Ancora una volta la soglia dei 100 miliardi di dollari di perdite assicurate è stata superata, segno che la pressione sul mercato non accenna a diminuire. Eppure, paradossalmente, il totale dei danni è stato inferiore alla media dell’ultimo decennio, un risultato dovuto più alla fortuna che a un reale miglioramento del rischio.
Lo ricorda con chiarezza Thomas Blunck, membro del board of management di Munich Re, che osserva: “L’anno è iniziato in modo difficile, con perdite molto elevate causate dagli incendi boschivi a Los Angeles. Solo per pura fortuna gli Stati Uniti sono stati risparmiati dagli uragani nel 2025. Tuttavia, il Paese è ancora al primo posto nelle statistiche sui sinistri, a causa della tendenza crescente a danni molto ingenti causati da pericoli non di picco. Dobbiamo essere realistici: adattarsi a questi rischi è essenziale. In linea con la nostra nuova strategia pluriennale Ambition 2030, Munich Re è pronta a mettere in campo la propria competenza e solidità finanziaria per assumersi ancora più rischi legati alle catastrofi naturali e rafforzare la rete di sicurezza assicurativa per l'economia globale”.
L’anno è stato dominato da incendi, alluvioni e tempeste convettive, responsabili del 92% delle perdite totali e del 97% di quelle assicurate. Gli incendi boschivi di Los Angeles, alimentati da siccità e venti invernali, hanno rappresentato il disastro più costoso: 53 miliardi di dollari di danni, di cui 40 miliardi assicurati, e trenta vittime. Un evento senza precedenti nella storia degli incendi boschivi. Subito dopo, in termini di impatto economico, il terremoto di magnitudo 7,7 in Myanmar, una tragedia umanitaria con 4.500 vittime e 12 miliardi di dollari di danni, in gran parte non assicurati. Sul fronte dei sinistri assicurati, invece, il secondo evento più oneroso è stato il sistema di tempeste che ha colpito gli Stati centrali e meridionali degli Stati Uniti a marzo, con oltre 100 tornado e 7 miliardi di dollari di perdite assicurate.
La stagione degli uragani ha mostrato un comportamento anomalo: tre tempeste di categoria 5 nell’Atlantico, un numero che non si vedeva dal 2005, e un impatto devastante sulla Giamaica, colpita dall’uragano Melissa con venti fino a 300 km/h. Le perdite hanno raggiunto 9,8 miliardi di dollari, con circa 100 vittime. Al contrario, per la prima volta in dieci anni nessun uragano ha raggiunto gli Stati Uniti continentali, grazie a condizioni atmosferiche insolite che hanno deviato le tempeste verso nord-est. Nel Pacifico, invece, i cicloni hanno colpito più duramente il Sud-Est asiatico, aggravati da una stagione delle piogge eccezionalmente intensa.
Il cambiamento climatico resta il filo rosso che lega molti degli eventi del 2025. Incendi, uragani estremi, inondazioni ripetute: gli scienziati concordano sul fatto che frequenza e intensità siano in aumento. Tobias Grimm, capo climatologo di Munich Re, lo sintetizza così: “Il riscaldamento globale aumenta la probabilità di catastrofi meteorologiche estreme. Dato che il 2025 è stato un altro anno molto caldo, gli ultimi 12 anni sono stati i più caldi mai registrati. I segnali di allarme persistono. Infatti, nelle circostanze attuali, il cambiamento climatico può peggiorare ulteriormente”.
In Europa il 2025 è stato relativamente clemente, con perdite pari a 11 miliardi di dollari, la metà assicurate. Le eccezioni non sono mancate: una forte ondata di freddo in Turchia e grandinate in Francia, Austria e Germania hanno generato danni significativi. In Spagna, invece, caldo e siccità hanno alimentato gli incendi più estesi degli ultimi anni, con quasi 400.000 ettari bruciati, cinque volte la media storica.
Il quadro complessivo lascia poco spazio all’ottimismo. Le perdite non assicurate restano elevate, il divario di protezione continua a pesare e la crescente incidenza dei cosiddetti “pericoli non di picco” – incendi, alluvioni, tempeste – sta ridefinendo il concetto stesso di rischio catastrofale.