
Casalinghe, pensionati, badanti, studenti, disoccupati e dopolavorisiti sono le categorie che usufruiscono dei voucher, ovvero la possibilità di essere assunti per qualche ora da un committente, venendo retribuiti attraverso l’utilizzo di un buono-lavoro di 10 euro lordi all’ora (pari a 7,5 euro netti).
Dal 2012, secondo un’indagine della CGIA di Mestre, anno in cui questo strumento è stato esteso a tutti i settori economici, il ricorso è più che triplicato: da poco più di 23.800.000 ore utilizzate due anni fa si è passati a 71.600.000 ore previste per l’anno in corso. Se, invece, si analizza il trend dei lavoratori interessati, nel 2012 sono state coinvolte poco più di 366.000 persone, mentre quest’anno ne sono previste più di un milione. Anche in questo caso il fenomeno è triplicato.
È proprio il caso di dire che i cosiddetti mini-jobs stanno conoscendo anche in Italia un vero e proprio boom. Lo scarto tra il numero dei voucher utilizzati e quelli venduti si sta assottigliando sempre di più: se nel 2013 l’incidenza dei primi sui secondi era dell’88,5%, per l’anno in corso la stessa sale al 93,8%.
Nel 2013, ultimo anno in cui sono disponibili i dati ufficiali, i settori maggiormente interessati dall’utilizzo di questi “buoni-lavoro” sono stati il commercio (25,2% del totale dei lavoratori coinvolti), il turismo/ristorazione (17,6%), e i servizi (13,6%). Resta comunque molto elevato l’uso dei voucher anche nelle restanti attività (19,5%): ovvero il settore manifatturiero. E’ la seconda parte dell’anno il periodo dove il “consumo” dei voucher è maggiore: le attività stagionali collegate alle vacanze estive, l’agricoltura e i settori economici legati al periodo natalizio fanno aumentare notevolmente negli ultimi 6 mesi dell’anno il ricorso ai mini-jobs. A livello territoriale, invece, è il Nordest il principale utilizzatore: l’anno scorso sono stati venduti oltre il 40% del totale nazionale dei “buoni”: il 28,5% nel Nordovest, il 16,6% nel Centro e il 14,8% nel Sud e nelle Isole.