
Le emissioni dei data center per l’intelligenza artificiale si rivelano enormemente più alte di quanto stimato fino a pochi mesi fa. A riportare la notizia è un articolo del Corriere della Sera, che spiega come il Dipartimento per la Scienza, l'Innovazione e la Tecnologia del Regno Unito abbia rivisto le proprie proiezioni sulle emissioni di gas serra legate all'AI, passando da una stima di 0,25 megatonnellate di CO2 a una nuova cifra di almeno 34 MtCO2 nell'arco del decennio fino al 2035.
Un errore di valutazione di proporzioni difficilmente spiegabili — 136 volte superiore alle previsioni precedenti — che il governo di Londra ha attribuito, senza ulteriori chiarimenti, a una generica “revisione di routine”.
Le nuove stime mostrano che l’impatto ambientale dei data center per l’AI è molto più alto del previsto. Nel Regno Unito, potrebbero arrivare a generare tra lo 0,9% e il 3,4% delle emissioni nazionali, rispetto a meno dello 0,05% stimato in precedenza. Anche il consumo di acqua è stato rivisto al rialzo, senza però dati precisi.
Questi numeri mettono in dubbio la compatibilità tra la rapida espansione dell’AI e l’obiettivo di zero emissioni nette entro metà secolo. Per garantire un funzionamento continuo dei data center, il governo ha infatti ammesso la necessità di mantenere attive centrali a gas, con un inevitabile aumento delle emissioni.
Il fenomeno non riguarda solo il Regno Unito, ma è globale. Secondo le previsioni, entro il 2030 i data center potrebbero consumare 945 TWh di elettricità (più del doppio rispetto al 2024), con emissioni fino a 320 megatonnellate di CO₂. Questo indica che la crescita delle energie rinnovabili non è sufficiente a tenere il passo con la domanda.
Le grandi aziende tecnologiche, pur dichiarando obiettivi climatici ambiziosi, restano poco trasparenti sui consumi reali e sulle fonti energetiche utilizzate. Intanto si esplorano soluzioni alternative, come i data center nello spazio, teoricamente alimentati da energia solare e privi di emissioni dirette. Tuttavia, i costi di trasporto restano oggi troppo elevati, anche se potrebbero diminuire nei prossimi anni.
Nel frattempo, il problema resta sulla Terra: la crescita dell’AI sta avanzando più velocemente della capacità di prevederne e gestirne l’impatto ambientale.