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Automotive, lavoro e AI: il rischio della “discriminazione artificiale” tra stereotipi e pregiudizi

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Lunedì, 9 Marzo, 2026 - 07:07
Autore: Gillespie

L’intelligenza artificiale è entrata con decisione nella vita quotidiana e nelle strategie delle imprese. Ma mentre la tecnologia promette efficienza e produttività, cresce anche una domanda meno evidente e più scomoda: cosa succede quando gli algoritmi replicano gli stessi stereotipi presenti nella società?

È il tema emerso con forza durante la quinta edizione del Pink Mobility Day, l’evento promosso a Milano da LabSumo insieme all’associazione dei fleet e mobility manager Best Mobility e a Bt Lounge, laboratorio di travel manager di grandi aziende attive in Italia, con il patrocinio di ANIASA, GBTA Italia, UNRAE e Valore D. L’edizione 2026 ha acceso i riflettori su quella che gli esperti definiscono “discriminazione artificiale”, ovvero il rischio che modelli algoritmici e sistemi di intelligenza artificiale incorporino – e talvolta amplifichino – bias e pregiudizi già presenti nei dati e nelle organizzazioni. Il contesto, del resto, è quello di una diffusione ormai capillare dell’AI. Secondo i dati citati durante l’evento, quasi il 70% degli italiani over 55 utilizza l’intelligenza artificiale per informarsi e approfondire, mentre un laureato su due la usa per migliorare le proprie performance di studio o di lavoro. Numeri che testimoniano una trasformazione ormai strutturale, soprattutto nelle imprese, dove l’adozione cresce rapidamente. Eppure, proprio mentre la tecnologia entra nei processi decisionali aziendali, emergono nuove questioni di responsabilità e governance.

A sottolinearlo è stata Raffaella Tavazza, vicepresidente ANIASA, che ha aperto i lavori con una riflessione sulla necessità di gestire con attenzione l’innovazione. “L’adozione sempre più diffusa dell’AI sta indubbiamente ridefinendo i processi decisionali nelle aziende, ma porta con sé un rischio concreto: quello di incorporare e amplificare bias già presenti nei dati e nelle organizzazioni. Per questo è fondamentale sviluppare modelli trasparenti, basati su informazioni consapevoli, guidati da leadership che sappiano orientare la tecnologia verso equità e inclusione. In un settore come l’automotive, storicamente sbilanciato nella rappresentanza, questo tema è ancora più urgente. Negli ultimi anni abbiamo però visto segnali positivi: la presenza femminile nei ruoli apicali sta crescendo e la mia nomina come Vice Presidente ANIASA, prima donna nel Consiglio Generale, va proprio in questa direzione. È la prova che il cambiamento è possibile, a patto che continuiamo a governare l’innovazione con responsabilità e visione.”

Il dibattito ha messo in evidenza come l’intelligenza artificiale stia già modificando processi chiave nelle aziende, dalla comunicazione interna alla selezione del personale, fino alle scelte organizzative e strategiche. Tuttavia, come ricordano gli studiosi, gli algoritmi non sono neutrali: apprendono dai dati disponibili e, se questi riflettono squilibri sociali o culturali, possono riprodurli. Un punto approfondito da Nataliia Roskladka, ricercatrice senior dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, che ha presentato un’analisi sull’adozione dell’AI nelle imprese italiane. “L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo di lavorare nelle imprese italiane. I dati mostrano un forte interesse verso l’AI generativa come leva di innovazione e produttività, ma è importante guardare oltre le promesse di ‘tempo risparmiato’. Secondo diversi studi, l’AI non necessariamente riduce il carico di lavoro: al contrario, tende a intensificarlo, spingendo i lavoratori a fare di più, in più ambiti e spesso per più tempo, senza ridurre davvero lo sforzo complessivo. Questo ci invita a riflettere non solo sulle tecnologie in sé, ma su come vengono integrate nei processi e nelle culture aziendali: l’obiettivo non dovrebbe essere solo aumentare la produttività, ma anche capire come gestire responsabilmente il lavoro che ne deriva, per evitare carichi insostenibili e promuovere un uso dell’AI che sia efficace e sostenibile.”

I numeri confermano che il cambiamento è già in corso. Secondo l’Osservatorio AI del Politecnico di Milano, il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno una sperimentazione basata sull’intelligenza artificiale. Ancora più significativo è il dato sull’adozione della generative AI: il 53% delle grandi aziende ha acquistato licenze di strumenti di genAI per la produttività personale, una quota che colloca l’Italia davanti a Francia, Germania e Regno Unito. Tuttavia, l’adozionetecnologica non coincide automaticamente con un miglioramento delle condizioni di lavoro. Sul tema del benessere digitale si è soffermato Ivano Montrone, community manager di Valore D, citando i risultati dell’Osservatorio D. “I dati dell’Osservatorio D di Valore D sul benessere tecnologico ci dicono che l’84% degli italiani considera lo sviluppo tecnologico un fattore che semplifica la vita e migliora l’accesso a informazioni e servizi, con una percezione condivisa da tutte le generazioni. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ormai trasversale: quasi il 70% degli over 55 la usa per informarsi e approfondire, mentre il 50% dei laureati la impiega per potenziare performance lavorative e di studio. Accanto alle opportunità, emergono però limiti legati a bias, stereotipi, etica e trasparenza. Per questo crediamo che l’AI non sia uno strumento neutro o ‘pronto all’uso’, ma una leva di trasformazione culturale e di governance: per diventare davvero AI-driven, le imprese devono integrare obiettivi di equità e inclusione nei processi decisionali, facendo della tecnologia un’occasione per mettere al centro le persone.”

Dal confronto tra manager, imprenditrici ed esperte è emerso un messaggio piuttosto netto: l’intelligenza artificiale non è semplicemente una tecnologia, ma un sistema decisionale che riflette le scelte di chi la progetta e i dati da cui apprende. Se questi dati contengono squilibri, l’AI rischia di consolidarli, influenzando valutazioni professionali, opportunità e percorsi di carriera. In un settore come quello della mobilità e dell’automotive, storicamente segnato da una forte disparità di genere, la questione diventa ancora più rilevante. Per questo motivo, il dibattito del Pink Mobility Day ha insistito su un punto: la vera sfida non è solo adottare l’intelligenza artificiale, ma governarla. Perché l’innovazione possa tradursi in progresso, deve essere progettata con criteri di trasparenza, responsabilità e inclusione.

Tag: 
Automotive
AI
Pink Motor Day

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