
Il fenomeno del ghost broking è già consolidato in Italia e l’intelligenza artificiale ne sta aumentando portata e sofisticazione. Negli ultimi anni l’Ivass ha oscurato centinaia di siti che vendevano polizze inesistenti tramite social network e canali digitali, utilizzando documenti falsi ma apparentemente credibili.
L’AI consente oggi di creare da zero certificati assicurativi, contratti e siti web contraffatti, rendendo le truffe più rapide, scalabili e difficili da individuare. Le vittime spesso effettuano pagamenti a intermediari non autorizzati e scoprono solo successivamente di non avere alcuna copertura assicurativa.
Nel Regno Unito i casi di ghost broking sono aumentati del 52% tra il 2022 e il 2024. Anche in Italia le segnalazioni di truffe assicurative online sono in crescita, soprattutto tra giovani, neopatentati e cittadini stranieri, categorie particolarmente esposte alle offerte diffuse sui social media.
Le conseguenze possono essere gravi: chi circola con una polizza falsa è considerato non assicurato, con rischio di sanzioni, sequestro del veicolo e responsabilità personale in caso di incidente.
Sul piano economico, Aviva stima una perdita media di circa 2.340 euro per vittima nel regno Unito, mentre un singolo ghost broker avrebbe incassato circa 175.500 euro dalla vendita di polizze inesistenti.
Anche il sistema assicurativo ne subisce gli effetti attraverso gli interventi del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.
Secondo gli esperti, premi assicurativi elevati e prodotti complessi possono spingere alcuni consumatori verso canali illegittimi. Per questo motivo diventa essenziale verificare sempre l’iscrizione degli intermediari nei registri ufficiali e controllare l’autenticità delle polizze prima dell’acquisto.
L’AI non ha creato il ghost broking, ma ne sta amplificando l’efficacia. In un mercato come quello italiano, dove il fenomeno è già presente da anni, la priorità resta rafforzare i controlli e aumentare la consapevolezza dei consumatori.