
L’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore assicurativo è ormai diffusa, ma non tutte le compagnie la stanno gestendo allo stesso modo. È quanto emerge dal report “AI In Insurance Survey: Governance, Data Readiness, And Risk Controls Will Drive Competitive Advantage”, pubblicato da S&P Global Ratings sulla base di un’indagine condotta su 121 tra assicuratori e riassicuratori a livello globale, che rappresentano circa il 38% degli attivi totali delle compagnie sottoposte a rating dall’agenzia.
Il quadro che emerge è quello di un passaggio dalla sperimentazione locale a un’integrazione strategica più strutturata, che coinvolge anche alcuni tra i maggiori gruppi multiramo e i grandi riassicuratori. Finora nessuna azione di rating è stata collegata direttamente all’uso dell’AI, ma S&P Global Ratings segnala che il tema sta assumendo un peso crescente nell’analisi del merito di credito.
L’assicuratore mediano intervistato prevede guadagni di efficienza tra il 6% e il 7% entro il 2028, insieme a un miglioramento dei ricavi tra il 4% e il 5% nello stesso orizzonte temporale.
La quota di compagnie che si attende risparmi sui costi superiori al 3% dovrebbe salire all’80% entro il 2028, contro il 16% registrato nel 2025. Parallelamente, gli assicuratori prevedono di più che raddoppiare la quota dei budget tecnologici destinata all’AI nei prossimi tre anni, portandola tra il 10% e il 15% del totale, dal 4% attuale.
Tra le priorità indicate dagli intervistati emergono l’automazione dei processi interni, citata dall’81% dei rispondenti, e il potenziamento delle funzioni di supporto tramite AI, indicato dal 71%. Metà del campione punta invece su soluzioni rivolte al cliente, mentre il 39% concentra gli sforzi sul rafforzamento della gestione del rischio, in particolare su frode e modelli predittivi.
Sul fronte della governance, la fotografia scattata da S&P è quella di un settore che si sta attrezzando, pur con velocità diverse. Quasi tutte le compagnie hanno già adottato o stanno sviluppando un framework di governance dedicato all’AI, e circa il 62% mantiene un inventario dei modelli utilizzati, metà dei quali già integrato nei programmi di enterprise risk management. Resta però l’83% degli intervistati che si colloca ancora in una fase iniziale o intermedia del proprio percorso di adozione, e solo l’8% dichiara progetti pienamente integrati a livello aziendale.
Diverso il discorso per l’AI agentica, che promette di trasformare l’automazione da compito isolato a sistema operativo autocorrettivo. Qui la maggioranza delle compagnie si trova ancora in fase sperimentale, sebbene gli ambiti applicativi più citati riguardino la gestione dei sinistri, la sottoscrizione, lo sviluppo software e i servizi al cliente.
Non mancano gli ostacoli. Oltre tre quarti degli intervistati indicano privacy dei dati, sicurezza e conformità normativa come i principali freni alla scalabilità dell’AI. Tra le risposte scritte raccolte dagli analisti compaiono espressioni ricorrenti come “talent gap” e “insufficient AI literacy”, a testimonianza di una carenza di competenze specialistiche percepita in modo trasversale, insieme a preoccupazioni per i “hidden computational costs” legati all’infrastruttura.
La frammentazione normativa aggrava il quadro: in Europa le compagnie devono coordinare AI Act, GDPR e DORA, mentre negli Stati Uniti pesa l’adozione disomogenea dei Model Bulletin della National Association of Insurance Commissioners tra i diversi stati.
Per S&P Global Ratings, la capacità di scalare l’intelligenza artificiale mantenendo controlli di rischio solidi diventerà un fattore sempre più rilevante per la competitività e, di riflesso, per il merito di credito delle compagnie. Chi rimane indietro nell’adozione, osserva l’agenzia, rischia di perdere terreno rispetto ai concorrenti più rapidi, anche qualora tenti in seguito di recuperare il divario.