
La nuova ondata di droni e missili attribuita all’Iran ha colpito nelle prime ore di mercoledì infrastrutture civili tra Kuwait e Bahrain, segnando un ulteriore salto di intensità nel conflitto regionale e riaprendo in modo diretto il tema della tenuta delle coperture war risk nel mercato assicurativo internazionale.
Secondo quanto riferisce Insurance Journal, l’impatto più rilevante riguarda il terminal T1 dell’Kuwait International Airport, dove si registrano feriti e danni materiali definiti dalle autorità locali come “significativi”, con conseguente sospensione e deviazione di tutti i voli commerciali.
Sul piano militare, il United States Central Command (CENTCOM) ha riferito l’intercettazione di missili balistici diretti verso il Bahrain e successive azioni di risposta nell’area dello Stretto di Hormuz. In parallelo, il Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) ha rivendicato attacchi contro obiettivi militari statunitensi, affermazioni smentite da Washington, in un quadro di comunicazioni contrapposte che riflette l’elevata intensità della fase operativa.
Per il mercato assicurativo, l’impatto è immediato. Il London market osserva un deterioramento del profilo rischio proprio mentre si consolidava una fase di relativa stabilizzazione dei premi. Il Lloyd's Market Association aveva già inserito diverse aree del Golfo tra le zone ad alta esposizione, ma l’attacco a infrastrutture aeroportuali civili introduce un elemento qualitativo nuovo per le linee aviation e property war risk.
Nel marine, la volatilità dei war risk premium resta centrale. Dopo picchi tra il 3,5% e il 7,5% del valore scafo nelle fasi iniziali del conflitto, il mercato aveva registrato un rientro verso l’1% con il temporaneo allentamento delle tensioni. La nuova escalation riapre però la possibilità di un rialzo, in un contesto in cui la pricing reaction resta altamente sensibile a eventi su infrastrutture civili e nodi logistici.
Per l’aviazione, le pressioni sono già strutturali. Il broker WTW ha indicato nel suo ultimo outlook tre fattori critici: discontinuità operativa, riduzione della capacità assicurativa e irrigidimento del mercato. Sul fronte legale, Kennedys Law ha registrato aumenti superiori al 10% per operatori a basso rischio, con incrementi più marcati sulle rotte mediorientali.
Nonostante il deterioramento del contesto, la disponibilità di copertura resta formalmente attiva. Secondo il mercato, le clausole di cancellazione consentono la rinegoziazione delle condizioni senza una riduzione della capacity. Come osserva Calvin Gray, “lo Stretto può restare aperto sul piano formale, ma la normalità operativa non è ancora stata ristabilita”.
Sul piano macro, lo Strait of Hormuz continua a operare in forma intermittente, con flussi commerciali condizionati più dal costo del rischio che dall’interdizione fisica. L’assenza di un quadro diplomatico stabile tra Teheran e Washington contribuisce a mantenere elevata la componente geopolitica nei prezzi energetici e assicurativi.
Nel breve periodo, l’attenzione degli underwriter resta concentrata su tre variabili: possibili nuove cancellazioni su Kuwait e Bahrain, revisione delle tariffe war risk per aviation e property, e tenuta complessiva della capacity nel mercato londinese. Un equilibrio ancora instabile, dove la frequenza degli eventi tende a ridurre rapidamente lo spazio di pricing già consolidato.