
La crescita dei data center necessari per sostenere l’intelligenza artificiale sta aumentando l’esposizione del settore ai rischi climatici.
Secondo uno studio di First Street, società statunitense specializzata nell’analisi e nella modellazione del rischio climatico, il 79% della capacità globale dei data center si trova in aree ad alto rischio di alluvioni, incendi o eventi di vento estremo, mentre il 54% è esposto a fenomeni cronici come ondate di calore e siccità.
Questi fattori incidono sui costi operativi, sull’efficienza energetica e sull’affidabilità delle infrastrutture, con conseguenze dirette anche per il mercato assicurativo. Swiss Re stima che i premi assicurativi legati ai data center potrebbero crescere da 10,6 a 24,2 miliardi di dollari entro il 2030, mentre S&P considera i grandi data center hyperscale un nuovo rischio emergente.
L’esposizione climatica varia significativamente tra le regioni: riguarda l’89% della capacità installata nell’Asia-Pacifico, il 50% nelle Americhe e il 46% nell’area Europa-Medio Oriente-Africa. Tra i mercati più vulnerabili figurano Northern Virginia, Johor e Marsiglia.
La sfida è destinata ad aumentare con l’espansione del settore: la capacità globale dei data center potrebbe quasi raddoppiare entro il 2030 e il loro consumo energetico crescere del 160%, secondo Goldman Sachs. Per assicuratori e riassicuratori, il nodo centrale diventa quindi la capacità dei modelli di rischio e tariffazione di incorporare correttamente gli effetti del cambiamento climatico.