
La fotografia tracciata dalla seconda wave dell’Osservatorio Look to the Future 2026 di Athora Italia, realizzato con Nomisma, evidenzia un rapporto ancora prudente degli italiani con risparmio e investimenti.
Il 48% dichiara di non disporre di liquidità adeguata alle proprie esigenze e una famiglia su due non riesce a risparmiare con continuità, mentre tra chi riesce ad accantonare risorse prevale una scelta difensiva: il 61% mantiene tutto in forma liquida, tra conto corrente e contanti.
La liquidità viene percepita soprattutto come garanzia di disponibilità immediata (53%), elemento di controllo (30%) e fonte di sicurezza (25%), in un contesto in cui la gestione dell’incertezza quotidiana tende a prevalere sulla pianificazione di lungo periodo. Quasi la metà degli intervistati segnala inoltre difficoltà nel far fronte a una spesa imprevista da 5.000 euro, nonostante una quota consistente indichi come adeguata una riserva pari a tre o quattro mesi di spese familiari.
Sul piano macroeconomico, il quadro resta segnato dall’erosione del potere d’acquisto. Il 66% degli italiani dichiara un peggioramento della capacità di risparmio rispetto a 2-3 anni fa, principalmente a causa dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita. Una famiglia su due indica infatti che spese e entrate tendono a equilibrarsi o a sovrapporsi, anche se il 51% continua a dichiarare di riuscire a risparmiare e circa un risparmiatore su due accantona tra il 5% e il 20% del reddito annuo.
L’approccio agli investimenti rimane prevalentemente conservativo. Le motivazioni principali sono la protezione dagli imprevisti (54%) e la ricerca di tranquillità economica (48%), mentre gli obiettivi di lungo periodo risultano meno centrali. Tra questi, prevalgono spese legate al tempo libero e ai viaggi, mentre l’istruzione dei figli si colloca in posizione più arretrata.
La ricerca evidenzia anche una frattura tra consapevolezza e comportamento: il rischio viene ancora percepito in modo binario, tra liquidità considerata sicura e strumenti finanziari percepiti come troppo complessi o volatili. Restano meno diffuse le soluzioni intermedie capaci di coniugare gradualità, protezione e rendimento.
In questo contesto si inserisce la crescita dei piani di accumulo, utilizzati dal 23% dei risparmiatori, e l’interesse verso strumenti ibridi come le polizze vita con contenuto finanziario e servizi di protezione. Tra chi conosce queste soluzioni, quasi uno su due si dichiara interessato a coperture legate alla non autosufficienza.
Sul fronte dei canali, la consulenza mantiene un ruolo centrale, con banche e consulenti finanziari come principali punti di riferimento. In parallelo emerge una prima apertura verso strumenti digitali: il ricorso all’intelligenza artificiale riguarda il 7% degli investitori e sale al 23% tra chi sta valutando di iniziare a investire.
Nel commento finale, Jozef Bala sottolinea come “La ricerca evidenzia come oggi gli italiani cerchino soprattutto protezione, sicurezza e controllo sulle proprie risorse economiche. Sono consapevoli di quanto sia importante ricorrere agli investimenti, ma a frenare la capacità di accantonamento e di pianificazione è soprattutto il timore di non avere accesso immediato al denaro in caso di bisogno”. E aggiunge: “Per questo motivo diventa fondamentale accompagnare le persone lungo tutto il loro ciclo di vita e favorire una maggiore conoscenza delle diverse soluzioni disponibili”.