
Nelle abitazioni del Regno Unito sono oggi attivi in media dodici dispositivi connessi alla rete domestica. Smartphone, smart TV, assistenti vocali, sistemi di videosorveglianza, elettrodomestici intelligenti. Una densità digitale ormai ordinaria, che però non si accompagna a un’adeguata consapevolezza dei rischi.
È questo il punto di partenza dell’indagine 2025 sulla sicurezza dei router condotta da Broadband Genie (comparatore online di servizi di connettività mobile) su 3.242 utenti, i cui risultati chiamano in causa il ruolo dei broker assicurativi nella gestione del cyber risk domestico.
Il dato più immediato è anche il più eloquente: il 69% degli intervistati non ha mai verificato chi o cosa sia connesso al proprio router.
Solo il 31% controlla periodicamente l’elenco dei dispositivi collegati, nonostante la media di dodici apparecchi per nucleo familiare. In un contesto in cui l’accesso non autorizzato alla rete può rappresentare il primo passo verso furti di credenziali o installazioni di malware, l’assenza di monitoraggio diventa una vulnerabilità concreta.
Per gli intermediari assicurativi si apre dunque uno spazio di consulenza preventiva: invitare i clienti ad accedere alla dashboard del router, verificare i dispositivi connessi ed eliminare quelli non riconosciuti significa intervenire prima che il sinistro si materializzi.
Le criticità non si fermerebbero qui, secondo quanto riferisce Insurance Business. Il 47% degli intervistati dichiara di non aver mai modificato le impostazioni di fabbrica del router; l’81% non ha cambiato la password dell’amministratore; il 69% utilizza ancora la password Wi-Fi originaria; l’85% non ha mai aggiornato il nome della rete. Nonostante si registri un miglioramento del 5% rispetto al 2024 in alcune aree, le credenziali predefinite restano ampiamente diffuse. E questo succede anche se nel Regno Unito è vietata la vendita di dispositivi con password deboli.
Il problema, tuttavia, risiede nel fatto che produttori e modelli utilizzano combinazioni di username e password spesso note e facilmente reperibili. Anche in fase di rinnovo delle polizze, suggerire ai clienti di modificare password e nome della rete – evitando riferimenti al produttore – può ridurre sensibilmente l’esposizione.
Un ulteriore elemento di fragilità riguarda il firmware. L’84% degli intervistati non ha mai aggiornato il software del router, benché nel 2025 si registri un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Gli aggiornamenti correggono vulnerabilità e malfunzionamenti, ma non tutti i dispositivi si aggiornano automaticamente. Da qui l’indicazione, per i broker, di sollecitare una verifica: controllare se l’aggiornamento è automatico, confrontare la versione installata con l’ultima disponibile e, ove possibile, attivare la crittografia WPA3.
Il nodo centrale, tuttavia, resta culturale. Il 73% degli intervistati non sa perché dovrebbe intervenire sulle impostazioni del router, mentre il 79% afferma di sapere come farlo. Una consapevolezza tecnica che non si traduce in azione. Alex Tofts, broadband expert di Broadband Genie, osserva: "È incoraggiante vedere più persone accedere alle impostazioni del router, ma occorre fare molto di più per aiutarle a compiere i cambiamenti essenziali. Fornitori e produttori devono educare i clienti e rendere più semplice per l’utente medio proteggere la propria rete domestica". E aggiunge: "Invitiamo tutti a dedicare cinque minuti per accedere al router, aggiornare le credenziali di accesso e modificare le password predefinite".
Sul fronte assicurativo, anche Everywhen ha elaborato una guida operativa in dieci passaggi che i broker possono condividere con i clienti: dalla modifica delle credenziali amministrative alla creazione di una rete ospiti separata, dalla disattivazione dell’amministrazione remota all’aggiornamento del firmware, fino alla possibilità di spegnere il Wi-Fi durante periodi di assenza prolungata. Il portavoce di Everywhen sottolinea: "Le reti Wi-Fi domestiche sono qualcosa che diamo per scontato, ma facciamo abbastanza per proteggerle dagli hacker? Una volta entrati nella rete, possono spiare i proprietari di casa, sottrarre credenziali e dati personali e caricare malware".
Il quadro che emerge è chiaro: l’aumento dei dispositivi connessi moltiplica la superficie di attacco, mentre la scarsa attenzione alle configurazioni di base mantiene aperte falle facilmente sfruttabili. Per i broker, tradurre questi dati in comunicazioni strutturate ai clienti significa integrare la consulenza assicurativa con un’azione di prevenzione concreta, collegando densità digitale e configurazione del router al rischio cyber domestico. In un mercato in cui la protezione dei beni immateriali assume un peso crescente, la sicurezza della rete di casa non è più un dettaglio tecnico, ma un tassello essenziale della gestione del rischio.
L’assicuratore britannico Everywhen ha predisposto una guida in dieci passaggi che i broker possono condividere con i clienti per rafforzare la sicurezza del Wi-Fi domestico, intervenendo su credenziali, impostazioni del router, rete ospiti, firmware e gestione della connessione in caso di assenza.
Le reti Wi-Fi domestiche sono qualcosa che diamo per scontato. Il problema è che sono ancora in pochi a proteggere la rete dagli hacker. L’aumento dei dispositivi connessi amplia la superficie di attacco e rende la prevenzione un elemento centrale della consulenza assicurativa, trasformando la sicurezza del router in una componente essenziale della gestione del rischio cyber domestico.