Insolvenze
Secondo l’ultima edizione dell’Economic Outlook di Atradius, la crescita globale del PIL subirà un forte rallentamento nel 2019 e 2020 (+2,5%), mostrando un calo significativo rispetto al 2018 (+3,2%). Alla base di questo fenomeno è il rallentamento del commercio globale che, aggravato dall’inasprimento della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, avrà un impatto negativo su tutte le principali economie mondiali, come l’Eurozona, il continente americano e i mercati emergenti.
Una possibile escalation globale della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe costare al commercio mondiale, da qui alla fine del 2020, circa 1.500 miliardi di dollari per mancati scambi commerciali. La cifra corrisponde all’azzeramento del valore dell’export dell’Italia per circa tre anni.
Possibile balzo in avanti dei livelli d’insolvenza all’indomani di un improbabile ma pur sempre possibile “no-deal Brexit” il prossimo 29 marzo.
Secondo l’Ufficio Studi Economici di Atradius, gruppo assicurativo specializzato nell’assicurazione del credito, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia e all’estero, nel 2017 il trend delle insolvenze a livello globale si presenta sostanzialmente stabile: -1% il calo atteso, ovvero il risultato più debole dal 2009.
Torna a farsi largo l’incubo delle insolvenze. Euler Hermes (compagnia di assicurazione crediti del gruppo Allianz) sostiene che il trend che visto ultimamente calare le insolvenze è giunto al termine alla fine del 2016.
Nel 2016 le imprese hanno fatto fatica a dimostrarsi resilienti, nonostante il robusto sostegno ricevuto dagli organismi decisionali. Questo è quanto sostiene Euler Hermes, il leader mondiale dell’assicurazione crediti e società del gruppo Allianz.
In Polonia le imprese continuano a beneficiare di un contesto macroeconomico positivo, con una forte domanda domestica ed estera. La crescita più lenta osservata quest’anno è dovuta a una caduta degli investimenti (che, nella prima metà del 2016, sono calati del 3.6% anno su anno).
Nel 2016, i paesi della regione dell’Europa centrale e orientale hanno beneficiato di condizioni economiche favorevoli, contribuendo al miglioramento della situazione delle imprese. Nel 2015 il numero delle insolvenze è diminuito in 9 paesi su 13.
Secondo l’analisi effettuata da Coface, la regione mostra una situazione contrastante, con un peggioramento a due cifre in Ucraina e Lituania, e un miglioramento significativo in Romania e Ungheria. Complessivamente, si prevede un calo delle insolvenze del 5,3% nel 2016.
In Europa, la ripresa della situazione macroeconomica è stata accompagnata da effetti favorevoli sulle imprese nella maggior parte dei paesi. Nel 2015, si è assistito ad un miglioramento nei quattro paesi del Nord Europa oggetto di studio da parte di Coface: Paesi Bassi (-20,7%), Svezia (-11%), Germania (-4%) e Danimarca (-0,5%). Questa tendenza positiva riguarda la maggior parte dei settori di questi paesi, ad eccezione della Danimarca dove i progressi sono più eterogenei.
“Dopo tre anni consecutivi di recessione, l’Italia finalmente vede la luce alla fine del tunnel: la crescita riprende, sebbene moderatamente (+0,7% nel 2015) e per la prima volta dal 2008, le insolvenze aziendali diminuiranno registrando un -7% nel 2015 con circa 14.500 casi”.
In Europa occidentale le insolvenze d’impresa hanno conosciuto due ondate consecutive. La crisi dei subprime, che ne ha provocato l’aumento dell’11% in media nei dodici Paesi presi in esame, è stata seguita da un secondo shock inatteso con incrementi del +8% nel 2012 e del +5% nel 2013.
Negli ultimi anni le imprese in Europa centrale e orientale hanno affrontato un periodo di forte agitazione. Le economie in questione sono state investite da una contrazione dei consumi privati dovuta all’aumento della disoccupazione e all’indebitamento continuo. Inoltre, risentono della doppia recessione della zona euro, loro principale partner commerciale.
Nei paesi dell’Europa centrale e orientale, le imprese hanno attraversato un 2013 difficile. La crisi economica, già grave, si è deteriorata e i consumi delle famiglie sono diminuiti a causa delle restrizioni di bilancio adottate per attenuare l‘aumento dei deficit pubblici. L’accesso al credito si è ristretto a seguito alla contrazione contemporaneamente della domanda e della concessione di nuovi prestiti. Questa situazione ha influito direttamente sulle imprese, obbligandole a rivedere al ribasso i loro target di vendita. Inoltre, le esportazioni, che avrebbero dovuto contribuire alla crescita del Pil, sono state danneggiate dal rallentamento dell’economia dell’Area Euro, sbocco commerciale principale dei paesi dell’Europa centrale e orientale.