
Nel rapporto tra cittadini e tecnologie digitali dedicate alla salute si sta delineando un equilibrio particolare. L’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, realizzata da Nomisma su 1.300 intervistati, mostra infatti come l’intelligenza artificiale stia diventando un riferimento abituale per la ricerca di informazioni mediche, pur senza scalfire il ruolo centrale del professionista umano.
Una trasformazione rapida, che procede però dentro confini ben definiti.
Oggi sei italiani su dieci utilizzano strumenti digitali per orientarsi tra sintomi, farmaci e referti, e quasi la metà dichiara di ricorrere all’AI almeno una volta alla settimana. Tra questi, più di uno su quattro afferma di usarla anche per ottenere consigli sulla salute.
L’apprezzamento è elevato: l’86% di chi ha posto domande all’AI si dice soddisfatto delle risposte ricevute, e il 38% addirittura molto o completamente soddisfatto, una quota che supera quella attribuita ai motori di ricerca, ai social network e persino ai portali medici specializzati.
Nonostante ciò, l’idea che la tecnologia possa sostituire il medico non sembra trovare terreno fertile. Quasi due italiani su tre ritengono che l’intelligenza artificiale possa affiancare la medicina tradizionale, ma non sostituirla. Solo il 21% considera possibile una sostituzione, anche parziale, mentre il 16% giudica l’AI non adatta all’ambito sanitario.
La distanza tra i due mondi emerge con chiarezza quando si osservano le qualità attribuite al professionista: affidabilità al 75%, empatia al 73%, accuratezza al 68%, capacità di definire percorsi personalizzati al 63%.
L’AI prevale invece per rapidità (64%) e accessibilità (57%), pur essendo percepita come più incline all’errore (46%).
Il cambiamento riguarda soprattutto le modalità di accesso alle informazioni. Il 42% degli intervistati usa strumenti digitali per capire se un sintomo richieda una visita, il 41% per chiarire analisi e referti, il 32% per orientarsi tra esami e strutture, mentre il 30% cerca rimedi per disturbi lievi senza ricorrere al consulto medico. Una dinamica che conferma come la tecnologia stia diventando un primo filtro, utile per decidere se e quando rivolgersi a un professionista.
L’AI è già il secondo canale digitale più utilizzato per informarsi sulla salute, soprattutto tra i giovani, e spesso rappresenta la prima risposta offerta dai motori di ricerca. Eppure il medico resta il punto di riferimento più solido: un italiano su tre continua ad affidarsi esclusivamente al parere del proprio medico di base o di altri specialisti, non ritenendo affidabili le informazioni reperibili online.
