
L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel modo in cui gli italiani si informano sulla salute. Secondo il sondaggio “Dottor AI – Come gli italiani usano l’intelligenza artificiale in tema di salute”, promosso da Cerba HealthCare Italia, oltre il 70% della popolazione dichiara di utilizzare strumenti basati sull’AI per cercare informazioni sanitarie, soprattutto per interpretare sintomi, esami e referti.
Il fenomeno appare già strutturale e destinato a crescere, con una diffusione particolarmente elevata tra gli under 50, dove gli utilizzatori almeno occasionali arrivano a sfiorare l’89%. In parallelo, più di due italiani su tre ritengono che in futuro ricorreranno ancora di più all’intelligenza artificiale per temi legati alla salute.
Le modalità d’uso si concentrano su due principali ambiti: la comprensione dei sintomi e dei disturbi, che rappresenta circa il 39% delle ricerche, e l’interpretazione di esami e referti, pari al 30%. Insieme, questi due segmenti coprono circa sette utilizzi su dieci, segnalando una funzione sempre più “operativa” dell’AI nel percorso informativo del paziente.
Il livello di fiducia risulta elevato tra gli utilizzatori. Il 57% dichiara di fidarsi abbastanza delle risposte ricevute, mentre oltre il 41% esprime un livello di fiducia molto alto. La diffidenza si concentra soprattutto tra i non utilizzatori, per i quali la mancanza di affidabilità percepita resta la principale barriera all’adozione.
Sul piano emotivo, l’utilizzo dell’AI in ambito sanitario non è neutro. Oltre l’81% degli intervistati afferma di aver ricevuto rassicurazione dalle risposte generate dagli strumenti digitali, mentre circa un terzo segnala anche episodi di preoccupazione dopo la consultazione, a conferma di un rapporto ambivalente tra conforto informativo e ansia interpretativa.
Il tema della relazione con il sistema sanitario tradizionale emerge con particolare evidenza. Solo il 2,6% degli utilizzatori dichiara di aver verificato con un medico le informazioni ottenute tramite AI, indicando una fruizione prevalentemente autonoma e non mediata. Un dato che segnala una distanza ancora significativa tra ecosistemi digitali e pratica clinica.
Nel commentare i risultati, Marco Daturi, Chief Marketing Officer di Cerba HealthCare Italia, sottolinea come il cambiamento sia già in atto: “La porta d’ingresso alla salute non è più solo lo studio medico: sempre più spesso è una domanda fatta a un’intelligenza artificiale. La sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo”. Daturi evidenzia inoltre come, dopo la SEO, stia emergendo la necessità di una “GEO”, intesa come ottimizzazione dei contenuti per la citabilità da parte dei sistemi generativi.
Il rapporto con l’AI sanitaria si colloca in un quadro più ampio di fiducia ibrida. Il 58% degli italiani considera la salute come il risultato di una combinazione di strumenti, professionisti e canali informativi. La maggioranza non ritiene plausibile una sostituzione del medico con l’intelligenza artificiale, anche se una quota non trascurabile riconosce possibili rischi legati a un utilizzo non mediato.
Nel complesso, la ricerca evidenzia una transizione già in corso: l’intelligenza artificiale non viene percepita come fonte unica o sostitutiva, ma come componente integrata del percorso informativo sanitario. Un’evoluzione che, secondo gli operatori del settore, impone una presenza più strutturata e autorevole degli attori sanitari anche negli ambienti informativi generati dall’AI.