
Il deterioramento del contesto economico globale si riflette in un aumento diffuso delle insolvenze aziendali. È quanto emerge dall’analisi di Coface, che segnala un incremento del 12% nei primi mesi del 2026, con un’accelerazione particolarmente marcata in Nord America (+22%).
La dinamica si inserisce in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei costi e condizioni di finanziamento ancora restrittive. Secondo le previsioni aggiornate, le insolvenze globali dovrebbero crescere del 6% nell’intero 2026, più del doppio rispetto alle stime iniziali, indicando un peggioramento più rapido del previsto.
Il rallentamento è attribuito a una combinazione di fattori convergenti. Le tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente, stanno incidendo sui costi di approvvigionamento e sull’energia, mentre la persistenza di tassi di interesse elevati continua a comprimere la capacità di finanziamento delle imprese. Il risultato è un aumento della fragilità finanziaria, soprattutto per le aziende con livelli di indebitamento già elevati.
Le previsioni regionali confermano un quadro eterogeneo ma generalmente negativo. Gli Stati Uniti guidano la crescita con un +8%, seguiti da Francia e Giappone con un +7–8%. Germania e Paesi Bassi si attestano attorno al +5%, mentre Italia, Spagna e Regno Unito mostrano incrementi più contenuti, tra il 2% e il 3%, pur all’interno di una traiettoria comunque ascendente.
Particolarmente esposti risultano i settori ciclici, come costruzioni, chimica e tessile, penalizzati dalla combinazione di costi elevati, margini compressi e accesso al credito più difficile. Negli Stati Uniti l’impatto si concentra su industria e costruzioni, mentre in Germania pesano energia e rallentamento produttivo. In Francia emergono criticità nel real estate e nel retail, mentre in Giappone la fragilità si concentra sulle imprese più indebitate.
Il ruolo del sostegno pubblico appare inoltre più limitato rispetto alle fasi di crisi precedenti. Le misure adottate tra il 2022 e il 2023 avevano fornito un cuscinetto significativo, mentre gli interventi attuali risultano più contenuti e selettivi, riducendo la capacità di attenuare l’aumento delle insolvenze su larga scala.
Ernesto De Martinis, CEO Mediterranean & Africa Region e Board Member di Coface, ha sottolineato: “L’aumento delle insolvenze a livello globale evidenzia quanto le tensioni geopolitiche, l’incremento dei costi e la pressione sui margini possano incidere rapidamente sulla stabilità delle imprese. Le PMI, meno diversificate e più esposte alle oscillazioni di liquidità, risultano particolarmente vulnerabili. Per le aziende che operano sui mercati internazionali diventa quindi fondamentale monitorare la solidità dei partner commerciali, la capacità di gestire gli aumenti dei costi e la resilienza della domanda lungo l’intera catena del valore, così da prevenire criticità e garantire continuità operativa”.