
Una stabilità che nasconde fragilità crescenti. È questa la fotografia scattata da Coface sull’andamento delle insolvenze nell’Europa Centrale e Orientale, dove nel 2025 i dati complessivi restano quasi invariati ma rivelano profonde divergenze tra Paesi e settori. Lo studio, diffuso da Parigi, evidenzia infatti un incremento minimo delle procedure (+0,26%), da 46.043 a 46.161 casi, a fronte però di un contesto economico sempre più disomogeneo.
A spiegare la dinamica è Mateusz Dadej, economista regionale di Coface, secondo cui “i numeri complessivi suggeriscono una stabilizzazione, ma la realtà sottostante è molto più complessa. Il divario tra i paesi è in espansione e la dinamica delle insolvenze è sempre più influenzata da fattori nazionali come le normative, le politiche fiscali e l’esposizione alla domanda esterna”.
Il quadro regionale appare infatti fortemente frammentato. Da un lato, Paesi come la Polonia registrano un aumento marcato delle insolvenze, in crescita del 17,8%, insieme a Slovenia, Serbia, Repubblica Ceca e Romania, penalizzati da incertezze politiche, domanda debole e condizioni finanziarie restrittive. Dall’altro, economie come Croazia, Slovacchia e Lituania mostrano cali significativi, legati soprattutto a una normalizzazione dopo le turbolenze degli anni precedenti.
A livello settoriale, le criticità risultano più omogenee. Manifattura, costruzioni e trasporti sono i comparti più esposti, complice la loro sensibilità al costo del credito e all’andamento della domanda internazionale. Nonostante il rallentamento dell’inflazione e il calo dei tassi, i margini restano compressi, soprattutto per le imprese di dimensioni minori.
Lo sguardo al 2026 conferma un quadro in deterioramento. Coface prevede un aumento delle insolvenze nella regione, alimentato dalla volatilità dei prezzi energetici e dal conseguente incremento dei costi di produzione. In un’area fortemente dipendente dalle importazioni di energia, il rischio è quello di una nuova pressione su imprese e famiglie, con effetti a catena sulla liquidità e sulla tenuta dei bilanci. A questo si aggiunge il possibile impatto delle difficoltà economiche della Germania, principale partner commerciale, con potenziali ripercussioni lungo le catene di fornitura.
In questo scenario si inserisce l’analisi di Pietro Vargiu, Country Manager di Coface Italia, che osserva: “Nel 2026, seppur ci siano segnali di stabilizzazione, le imprese dovranno comunque affrontare un contesto complesso, caratterizzato da margini ridotti e liquidità sotto pressione. Le incertezze economiche e politiche, unite alla volatilità dei costi e all’instabilità della domanda, continuano a rappresentare un rischio per la stabilità di numerosi settori. In questo scenario, è cruciale che le imprese adottino un approccio rigoroso nella gestione del rischio, con particolare attenzione alla liquidità e al controllo dei flussi di pagamento. Coface fornisce alle aziende strumenti avanzati di protezione del credito, analisi precise e soluzioni su misura, per supportarle nella gestione dei rischi e per garantire una solida base operativa in un ambiente in continua evoluzione”.
In un contesto che resta incerto e sempre più esposto a shock esterni, la stabilità registrata nel 2025 appare dunque come un equilibrio temporaneo, destinato a essere messo alla prova nei prossimi mesi.