
Nel mercato assicurativo marittimo legato al rischio guerra nello Stretto di Hormuz si apre una fase di equilibrio instabile, segnata da una tregua di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran che non ha ancora riportato condizioni operative normali. I dati sul traffico marittimo indicano una contrazione significativa dei transiti, con appena cinque navi registrate il 1° luglio 2026 contro una media pre-crisi superiore alle cento unità giornaliere, mentre il livello di rischio resta elevato e la presenza di mine nel corridoio centrale continua a rappresentare un fattore di incertezza.
Nel mercato londinese, la dinamica non è stata quella di una riduzione della capacità assicurativa, quanto piuttosto di una ricalibrazione dei prezzi. Neil Roberts, responsabile marine e aviation presso la Lloyd’s Market Association, ha descritto la fase recente come “più una sfida di volumi che un’opportunità di prezzo”, sottolineando come la disponibilità di coperture non sia mai venuta meno, pur a fronte di condizioni economiche più onerose.
Roberts ha sottolineato che la capacità assicurativa resta disponibile e che le coperture continuano a essere offerte a un prezzo che riflette il livello di rischio, ancora elevato dopo gli attacchi registrati nell’area e le variabili operative irrisolte. Il mercato war risk non ha subito interruzioni, ma si è adattato con una struttura a due livelli tra premio annuale e riprezzamento per singolo viaggio in caso di escalation, mentre i premi hull war sono scesi dal 5% a circa il 2% del valore nave, restando comunque superiori ai livelli pre-crisi.
Secondo gli operatori citati, tra cui analisi riconducibili a Willis Towers Watson, ulteriori riduzioni dei premi richiederanno un periodo prolungato di transiti senza incidenti, storicamente lungo e non immediato. Sul piano regolamentare, resta centrale la distinzione tra revoca per repricing e cancellazione per mancato pagamento, insieme al ruolo dei riassicuratori nella revisione dei modelli di rischio.
Permangono inoltre incertezza sulle aree classificate dal Joint War Committee e sul quadro sanzionatorio legato alle autorità iraniane, elementi che contribuiscono a mantenere il mercato su un equilibrio stabile ma fragile, fortemente dipendente dall’evoluzione della tregua nello Stretto di Hormuz.