
Nonostante i professionisti del settore manifestino un’alta soddisfazione per le soluzioni di cybersecurity adottate, è sempre più evidente che la protezione attuale non basta.
Lo studio globale di Kaspersky “Improving Resilience: Cybersecurity through System Immunity” fotografa una realtà in cui il 98% degli esperti IT ritiene necessario intervenire per rafforzare la resilienza dei sistemi. “Soddisfatto, ma non rilassato”, sembrerebbe essere il pensiero comune tra i 850 partecipanti all’indagine provenienti da ogni parte del mondo, operanti in grandi aziende di settori e livelli organizzativi diversi.
Processi manuali e l’assenza di strumenti proattivi di rilevamento delle minacce spiccano tra le principali criticità segnalate, insieme alla carenza di personale qualificato e alla complessità di gestire soluzioni frammentate. Questi ostacoli operativi minano la rapidità e l’efficacia della risposta alle minacce, aprendo varchi per potenziali violazioni e aumentando i costi. “La frammentazione porta a configurazioni errate e a un rischio maggiore di sviste operative”, evidenzia lo studio, sottolineando quanto la coesione e l’integrazione tra gli strumenti siano oggi più che mai essenziali.
C’è poi la questione dell’alert fatigue, il sovraccarico di segnalazioni che rende difficile discernere le minacce reali, e il rischio di collasso del sistema in caso di violazione, che il 22% degli intervistati non ha esitato a indicare come un punto dolente. “Le sfide moderne richiedono non solo una forte protezione, ma anche una strategia di sicurezza proattiva e coesa”, ha spiegato Alexander Kostyuchenko, Head of technology solutions product line di Kaspersky, suggerendo un cambio di paradigma nelle strategie aziendali.
Da qui, l’invito ad adottare tecnologie basate su machine learning e piattaforme centralizzate, come Kaspersky Next XDR Expert, capaci di aggregare dati, rilevare in tempo reale e automatizzare la risposta. Accanto alla threat intelligence in tempo reale e ai sistemi secure-by-design fondati su KasperskyOS, l’approccio raccomandato è radicale: rendere la protezione parte integrante dell’architettura stessa, senza necessità di rattoppi esterni.