
Nel mercato assicurativo internazionale non si registrano cambiamenti immediati dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran. L’analisi arriva da David Kinzel, Political Risk U.S. Practice Leader di Aon.
Secondo Kinzel, l’incertezza sui dettagli dell’intesa continua a pesare sulle valutazioni degli underwriter. Per questo, la propensione al rischio resta sostanzialmente invariata.
Il 15 giugno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il vicepresidente JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf hanno firmato digitalmente un Memorandum of Understanding. L’obiettivo è fermare le ostilità.
L’accordo prevede una finestra negoziale di 60 giorni. In questo periodo si punta a un trattato di pace più ampio. Una firma formale è attesa il 19 giugno a Bürgenstock, in Svizzera, vicino a Ginevra.
Kinzel descrive gli assicuratori del rischio politico come “estremamente cauti” durante tutto il conflitto. In diversi casi hanno ridotto capacità o irrigidito condizioni e esclusioni sui rinnovi.
“Con l’incertezza sui termini dell’accordo e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, ci aspettiamo che gli underwriter restino cauti”, ha spiegato Kinzel.
Nel breve periodo non sono attesi cambiamenti significativi. Eventuali revisioni richiederanno mesi. Non settimane.
Phil Smaje, Global Industry Specialty Leader Transportation and Logistics di Aon, conferma lo stesso approccio nel segmento marittimo e cargo. Anche i war insurers restano prudenti. “Ci si aspetta cautela finché non sarà chiaro che il conflitto è realmente rientrato”, ha osservato Smaje.
Il mercato guarda ora alle perdite generate dalla crisi. E alla capacità assicurativa disponibile. Da questi due elementi dipenderanno prezzi e condizioni nei prossimi mesi.